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L’antropologia criminale di Cesare Lombroso e gli sviluppi attuali

Si sa come la scienza e gli studi evolvano con il tempo, e come, credenze che una volta erano considerate molto attendibili, e venivano dunque usate come base anche per trarre conclusioni, o prendere decisioni, oggi invece siano state liquidate come ipotesi inconsistenti, qualche volta addirittura come favole o superstizioni. Basti pensare all’astronomia.

Tra il tempo in cui si credeva che la Terra fosse piatta e posta al centro dell’Universo, e le moderne conoscenze sul cosmo e le galassia, ne sono cambiate di cose, e comunque  non si può mai dire di essere giunti ad un punto di arrivo. Lo stesso si può dire anche per altre scienze che al giorno d’oggi si considerano come abbondantemente superate: ad esempio, l’antropologia criminale di Lombroso. Cesare Lombroso (1835-1909) è stato un medico e uno dei primi accreditati criminologi nella storia italiana. Nei numerosi testi che egli ci ha lasciato, come “Genio e follia” (1877) o “Le più recenti scoperte ed applicazioni della psichiatria ed antropologia criminale” (1893) ha esposto le sue teorie, che si basavano sulle nuove tesi positivistiche e soprattutto sugli studi di Charles Darwin (1809-1882) circa l’evoluzione della specie. In sostanza, Lombroso ha lasciato degli scritti in cui studia approfonditamente la fisiognomica, vale a dire l’aspetto morfologico del volto e del corpo umano, per dedurne che, già da alcuni tratti somatici, si può evincere che un uomo è predisposto al crimine, oppure no. Lombroso individua con puntualità quali sono gli aspetti estetici di un possibile rapinatore, stupratore, assassino, e così via, tanto che questa scienza diventa addirittura probante nell’individuare il colpevole di un determinato misfatto. Come si diceva, le convinzioni di Lombroso (pure ampiamente accreditate tra i suoi contemporanei, ed anche in seguito) si possono facilmente spiegare nel clima Positivistico in cui egli visse. Il Positivismo cercava una spiegazione razionale per ogni cosa, finanche per la natura umana, e cercava di disciplinare il caos di ciò che esiste secondo regole che volevano essere considerate universali. Ecco che allora diventa possibile giustificare il crimine tramite delle caratteristiche puramente somatiche, come se la predisposizione al male potesse essere catalogata secondo un criterio scientifico ed univoco. Oggi noi sappiamo quanto invece in ogni uomo, bello o brutto, con sopracciglia folte o meno, o con cranio grande o piccolo, possono risiedere nella stessa misura tanto il male che il bene. Non esistono infatti criteri univoci secondo i quali poter stabilire se una persona, nel corso della sua esistenza, sarà maggiormente portata a delinquere, o si trasformerà piuttosto in una persona per bene. I fattori che influiscono nell’evoluzione di ciascun individuo hanno infatti ben poco a che fare con le caratteristiche puramente fisiologiche, ma attengono maggiormente a fattori ambientali, al luogo in cui si cresce ,all’educazione ricevuta, e al modo in cui la storia del singolo può evolvere. Con questo, si può considerare l’antropologia criminale di Lombroso una scienza ormai superata, ma non si deve dimenticare che per molto tempo essa ha costituito la base di un vero e proprio sistema giudiziario, e in ogni caso deve essere sempre studiata e tenuta in considerazione da chi si occupa di criminologia come pietra miliare importante che ha condotto fino alle conoscenze contemporanee, ed alle nuove consapevolezze che oggi permettono di amministrare una giustizia meno sommaria, e di trarre conclusioni meno affrettate o scontate.