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L'uomo in quanto scimmia senza pelo

Vi sono 193 tipologie di scimmia che presentano coda e non munite di coda sulla terra e, fra queste 193, 192 presentano peluria. La sola tipologia che non presenta peluria completa è l'uomo. Tale tipologia di scimmia, potenzialmente senza limiti di ingegno e al tempo stesso molto pratica, passa una quantità significativa di tempo ad analizzare le proprie movenze più caratteristiche e uniche rispetto alle altre tipologie di scimmia, non contemplando, con il trascorrere del tempo, quelle che sono le proprie caratteristiche in comune alle scimmia.

Si tratta di una razza molto consapevole per quanto concerne le proprie qualità intellettuali, ma, pur presentando l'organo maschile di dimensioni più grosse, contemplando tutte e 193 specie, sembra vergognarsi di questo fatto, lasciando l'incombenza di questo vanto al gorilla, il quale presenta delle caratteristiche fisiche più generose, questo sicuramente. Stiamo parlando di una razza che utilizza in modo criteriato le proprie qualità, che presenta una forte capacità esplorativa e possiede tutta una serie di caratteristiche peculiari messe in secondo piano causa del pudore. Nonostante lo scopo di giungere a un grande incremento intellettivo rispetto ai suoi simili questo esemplare rimane, di fatto, una tipologia di scimmia, e che, nel voler prendere a sé tutta una serie di caratteristiche sviluppate rispetto alle altre tipologie di primati, pare abbia perso o ignorato, e quindi non sviluppato abbastanza tutta una serie di caratteristiche fisiche importanti. In ogni caso, e questo ogni studio antropologico dovrebbe specificarlo a chiare lettere ogni qual volta tratti l'uomo nelle sue caratteristiche fondamentali, si tratta sempre di una razza contemplata fra le 193 tipologie di scimmie esistenti, seppur l'unica che non presenti, oggi, pelo. Il discorso riguardo alle caratteristiche mantenute rispetto alle altre specie esistenti e quelle lasciate si colloca nel solco di quelli che sono i punti più importanti per una analisi antropologica che non porti a un livello superiore parlando dell'uomo. Nonostante siano innegabili, infatti, le facoltà intellettive dell'uomo scimmia rispetto ai suoi più vicini cugini, rimane altresì indispensabile, ad esempio, che queste caratteristiche non giustifichino automaticamente la collocazione di un punto di vista nei confronti del mondo, e degli altri animali, a un livello superiore. La maggior parte degli studi antropologici ottocenteschi sono infatti incorsi in questo dilemma che poi, sviluppandosi, si è trasformato in errore, producendo una serie di studi che non solo contemplassero l'animale umano in quanto diversamente scimmia, ma anche che contemplassero le popolazioni indigene in quanto scimmie. Questo ha fatto sì che si producesse quella che è stata una vera e propria contraddizione di fondo per quanto concerne questo sistema di cose. Incappando in questa evidente contraddizione gli antropologi hanno rischiato di invalidare l'intero complesso di tesi, valide, che interessavano la differenziazione tra l'uomo e le razze analoghe. In particolar modo, il fatto di confinare le popolazioni indigene, le quali si presentavano, tra l'altro, numericamente, in qualità ingenti, ha fatto sì che si producesse una generale atmosfera di poca credibilità riferibile a queste tesi, con il conseguente stravolgimento di quelle che erano le caratteristiche principali degli studi coevi disponibili. In buona sostanza, antropologi e uomini dovrebbero maturare, anche oggi, quella consapevolezza di trovarsi all'interno di un sistema di classificazione che li contempli in quanto scimmie senza peluria, semplicemente.