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Come apparivano i nostri antenati

Le nuove tecnologie permettono di ottenere dei risultati che in passato erano assolutamente impensabili: anche se la macchina del tempo in senso stretto non è ancora stata inventata, si può dire che ci si sta andando molto vicino grazie a delle evolute tecniche di ricostruzione della morfologia umana che ormai ci permettono di guardare “faccia a faccia” i nostri più antichi progenitori.

Questo è, ad esempio, il risultato che sono riusciti ad ottenere alcuni studiosi di antropologia che, sulla base di pochissimi reperti fisici, hanno però potuto ricostruire in modo molto verosimile l’identikit di uno degli ominidi scoperti più di recente, quello che è stato chiamato “Uomo di Altamura”. Tale denominazione viene dal luogo in cui è stato fatto il primo ritrovamento, avvenuto all’incirca 23 anni fa. All’interno della grotta di Lamalunga, che si trova in Italia, nella regione Puglia, alcuni ricercatori hanno rinvenuto i resti del cranio di un uomo preistorico ,che però non era classificabile all’interno di nessuna delle categorie finora rinvenute. Per questo ha avuto una nuova definizione, quella per l’appunto di Uomo di Altamura, e si è subito cercato di capire a che punto della linea evolutiva esso potesse collocarsi. Al fine di poterlo scoprire ancora meglio, così, sulla base dei pochi frammenti cranici ritrovati si è tentato di dare un volto a quell’uomo vissuto, a quanto pare, tra 170 e 130 mila anni fa. A cimentarsi in questa impresa che potrebbe sembrare fantascientifica, vista l’esiguità del materiale a disposizione, sono stati Giorgio Manzi dell’Università La Sapienza di Roma, e David Caramelli dell'Università di Firenze. I due studiosi si sono avvalsi di alcune delle tecniche al computer più innovative che gli studiosi hanno oggi a loro disposizione. Sono partiti dal cranio dell’Uomo di Altamura, che fisicamente non è mai stato rimosso dal luogo in cui è stato rinvenuto. Il suo cranio è parzialmente inglobato all’interno della grotta e quindi ricoperto da concrezioni calcaree: per il momento dunque gli unici che hanno potuto osservarlo dal vero sono stati gli speleologi. La ricostruzione del volto di quest’uomo primitivo è stata fatta completamente in computer grafica. Per prima cosa si è usato lo scanner laser per disegnare la parte anteriore del cranio, quella visibile. Poi per la parte posteriore, quella inglobata nella roccia, si è usata la fotogrammetria, con l’ausilio di due bracci meccanici. In questo modo si è potuto fare un disegno tridimensionale piuttosto preciso del cranio dell’Uomo di Altamura, che in futuro potrebbe essere riprodotto grazie alle stampanti 3D ed esposto in un museo. Ma i ricercatori non si sono fermati: grazie all’opera di Adrie e Alfons Kennis, due esperti olandesi, si è potuta costruire una statua a figura intera di questo antenato, con tanto di lunghi capelli e folti baffi. Le misure complessive del suo corpo sono state dedotte da quelle del cranio, mentre da un frammento di scapola (l’unico reperto fisicamente uscito dalla grotta di Lamalunga) si è potuto estrarre un frammento di DNA. Studiando il codice genetico di quest’uomo preistorico si è dunque potuto dedurre che esso rappresenta un anello intermedio tra l’Uomo di Neanderthal e altre specie precedentemente esistite, come l’Uomo Heidelbergensis. La conformazione fisica dell’ominide ha infatti molte similitudini con il Neanderthal, mentre il cranio differisce parecchio, presentando dei tratti più arcaici. Per ora siamo riusciti a guardare negli occhi questo antenato da poco ritrovato: ora bisognerà interrogarlo a fondo per scoprire cosa può raccontarci sulla nostra evoluzione.