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Ritrovati i resti della più antica decapitazione rituale in America

Il 23 settembre 2015, sulla prestigiosa rivista Plos One, i ricercatori dell’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva di Lipsia, in Germania, hanno rivelato l’eccezionale scoperta di cui sono stati protagonisti nel 2007. Il gruppo di studiosi, guidato da André Strauss, stava effettuando degli scavi in un sito americano molto noto agli antropologi. Si tratta di Lagoa Santa, parola che in portoghese vuol dire “lago santo”, e che si trova in Brasile.

Qui, ormai da tutto il XIX secolo, si portano avanti degli importanti studi, poiché sono stati rinvenuti molti resti di esseri umani, risalenti a parecchie migliaia di anni fa, accanto a quelli di animali preistorici come la tigre dai denti a sciabola. Stavolta, però, quello che è stato riportato alla luce può avere il potere di rivoluzionare molte delle conoscenze fin qui acquisite circa le popolazioni che, attraversando lo stretto di terra formatosi sul mare di Bering, vennero a colonizzare le Americhe in ere passate. Infatti, nel luogo di sepoltura chiamato Lapa do Santo (roccia del santo), dove in passato erano stati rinvenute tracce umane risalenti a 12 mila anni fa, ed esempi di dipinti rupestri, si è trovata una tomba davvero unica rispetto alle esperienze fin qui raccolte dai ricercatori. Sotto alcune lastre di pietra calcarea, ad una profondità di circa 55 centimetri, si è trovato un cranio umano. Alla testa erano ancora attaccate sei vertebre cervicali, e su di essa, quasi a coprire il volto che non c’è più, si sono trovate anche le due mani del defunto, messe però in posizioni differenti. Una infatti ha le dita rivolte verso la fronte, e l’altra invece è rivolta verso il basso. Una volta prelevate queste antiche ossa, si è proceduto con la loro datazione, e si è scoperto che esse risalgono a circa 9 mila anni fa. Dunque è la datazione che rende il ritrovamento davvero straordinario per tutta la comunità antropologica: fino ad ora, le testimonianze più antiche di decapitazioni rituali risalivano a 3 mila anni fa per il Sud America, e a 8 mila anni per il Nord America. La pratica della decapitazione non era affatto inusuale per le popolazioni americane: ad esempio, il popolo Arara dell’Amazzonia brasiliana decapitava i suoi nemici, e poi con i loro teschi costruivano degli strumenti musicali; gli Inca ci facevano invece delle coppe. Per gli Jivaro dell’Ecuador decapitare un avversario significava imprigionarne l’anima. Anche presso gli Aztechi ci sono tante testimonianze di decapitazioni rituali, ma questa di Lapa do Santo ha delle caratteristiche peculiari, oltre la datazione. La persona sepolta probabilmente era del posto, dunque non un invasore o un nemico sconfitto. Quindi, sembra più probabile, o almeno questo è ciò che ritiene Andrè Strauss, che si tratti di una decapitazione onorifica, un modo di rendere omaggio al morto per un motivo che oggi noi non possiamo più conoscere. Forse, suggerisce sempre Strauss, il modo singolare in cui cranio e mani sono stati deposti ha a che vedere con antichi rituali funebri e credenze cosmologiche. Di certo, il ritrovamento brasiliano testimonia che la decapitazione rituale non ha avuto origine nelle zone montuose delle Ande, come si credeva fino ad ora, ma in zone più vicine all’Oceano. Va specificato che 9 mila anni fa le popolazioni americane non conoscevano ancora armi da taglio: la decapitazione avveniva quindi facendo ruotare il cranio fino a che non si staccava dal corpo. Si aggiunga anche che questa operazione, sul teschio ritrovato in Brasile, fu effettuata dopo la morte del soggetto.