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Le ultime scoperte sugli antenati dei nativi americani

Il suo nome scientifico, quello più appropriato secondo gli antropologi, è “ragazzo di Mal'ta”, e si tratta del fossile di un bambino, presumibilmente di età intorno ai tre o quattro anni, la cui origine risalirebbe all'incirca a ventiquattromila anni fa. È stato ritrovato nella Siberia sud-orientale presso il lago Baikal.

Nature, una delle riviste scientifiche più rinomate a livello mondiale, ha recentemente pubblicato una minuziosa analisi del genoma del ragazzo in grado di far luce su nuovi dettagli riguardanti l'evoluzione e le prime migrazioni dell'essere umano delle origini. Ne è risultato che il DNA del fossile mostra diverse similitudini con quello dei nativi americani, per circa un quarto delle informazioni totali del codice genetico secondo il New York Times, ma soprattutto si avvicina moltissimo a quello delle popolazioni dell'Europa Occidentale. È stato immediato quindi constatare similitudini evidenti tra il DNA delle popolazioni che hanno raggiunto per prime l'America e quelle europee.

Il rinvenimento dei resti dello scheletro siberiano, così come quelli della Venere di Mal'ta del Paleolitico superiore, è datato intorno alle prime decadi del novecento. L'obiettivo delle ricerche effettuate dall'Università di Copenhagen, e in modo particolare dal gruppo di ricerca del biologo Eske Willerslev, era constatare, attraverso l'analisi del DNA, le affinità genetiche tra i nativi americani e gli asiatici orientali. Infatti si trattava di suffragare l'ipotesi, che resta la più plausibile, dell'origine siberiano – asiatica delle popolazioni che hanno colonizzato l'America.

Ma a un primo esame genetico è risultato qualcosa di diverso rispetto alle aspettative. Infatti parti del DNA esaminato risultavano vicine sia a quelle dei resti delle popolazioni americane sia a quelle dei fossili rinvenuti in Europa. L'analisi approfondita del codice genetico ha confermato questi valori, e a nessun diverso risultato ha portato l'esame del DNA nucleare dopo quello mitocondriale.

Altre informazioni su discendenze di tipo europeo sono emerse da ulteriori controlli effettuati su scheletri siberiani, e curiosamente il codice genetico del ragazzo di Mal'ta pare non avere legami con quello delle popolazioni dell'Asia orientale. Tutti questi dati non fanno altro che confermare le supposizioni su di una migrazione verso oriente, a opera degli, europei di gran lunga più importante di quella ipotizzata fino adesso dagli scienziati. Migrazione, datata  approssimativamente intorno ai ventimila anni fa, che molto probabilmente si è spinta fino alle zone siberiane che presentano un clima più rigido e ostile.

Si ipotizza, sempre in base alle ricerche effettuate dal team di Willerslev, che la separazione tra i popoli asiatici e quelli che saranno i primi colonizzatori del Nuovo Continente, sia avvenuta proprio nel momento “dell'incrocio di Mal'ta”, e che proprio i popoli che migrarono per primi da ovest verso est attraversarono originariamente lo stretto di Bering.  Questa possibilità renderebbe più plausibili le informazioni ottenute dagli scienziati di Copenhagen anche in rapporto con i vecchi dati già in loro possesso.

Nonostante rimanga un mistero ancora non esaurientemente risolto, le origini dei primi popoli americani risalirebbero a quelle dei popoli della Siberia, che a quanto pare erano una mescolanza di origini asiatiche ed europee. A fronte di questi ultimi risultati le cifre riguardanti il patrimonio genetico si attestano attorno al 14 – 38 percento di informazioni comuni tra nativi americani e popolazioni euroasiatiche.