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Petizione per la chiusura del Museo Lombroso

A Torino, nel 2009, è stato aperto un nuovo Museo che da subito è stato oggetto di molte polemiche. Si tratta del Museo Lombroso, all’interno del quale sono raccolti numerosissimi reperti, per lo più resti umani, che servirono al noto studioso Cesare Lombroso per definire le sue teorie circa i rapporti esistenti tra fisiognomica e predisposizione al crimine degli individui.

Cesare Lombroso è stato uno degli antropologi più importanti della storia d’Italia: visse tra il 1835 e il 1909, in piena epoca darwiniana, e applicò le basi della teorie evoluzionistica ad una branca ben precisa della scienza umana, ovvero la criminologia. Secondo Lombroso la predisposizione a delinquere di certi soggetti era scritta nel loro stesso DNA, e si poteva evincere anche dai loro tratti somatici e dalla conformazione fisica. Per provare le sue teorie condusse degli studi sui corpi di ladri, omosessuali, briganti e prostitute. Arrivò anche a teorizzare la conclamata inferiorità degli uomini che abitavano nelle regioni a sud dell’Italia rispetto a coloro che vivevano a nord, conducendo degli studi sul brigantaggio, che fu una delle piaghe sociali più incisive seguite all’unificazione d’Italia. Le teorie di Lombroso oggi sono state tutte completamente rifiutate, poiché riconosciute prive di qualsivoglia fondamento scientifico. Negli anni successivi alla morte dell’antropologo, però, furono approfondite e riprese da altri scienziati, e condussero alle leggi razziali e alle conseguenze ben troppo note della storia successiva. Per questo, fin dall’apertura del Museo intitolato a Lombroso, si è creato un gruppo “No Lombroso” che ne chiede la chiusura, e soprattutto che richiede a gran voce la restituzione dei corpi e dei vari resti conservati nelle collezioni del museo alle rispettive famiglie, o ai paesi di origine dei soggetti. Un precedente a favore del comitato esiste già. Nel 2012 il tribunale di Lamezia Terme si espresse a favore della restituzione delle spoglie di uno dei numerosi cadaveri conservati nel Museo, quello di Giuseppe Villella. Villella era un presunto criminale il cui corpo venne studiato da Lombroso e dai suoi seguaci ,e che oggi ha trovato la degna sepoltura nella città di cui era originario, Motta Santa Lucia, che si trova in provincia di Catanzaro. Affinchè tutti gli altri cadaveri profanati possano trovare una collocazione più consona, il comitato “No Lombroso” ha ora avviato anche una petizione on line sulla nota piattaforma Change.org, che in pochi giorni ha già raccolto 8.500 adesioni. Quello che si può leggere come motivazione della richiesta avanzata, vale a dire la chiusura del Museo di Torino, è che l’esistenza di una struttura simile avvalora, di fatto, tesi che dovrebbero considerarsi del tutto superate, fomentando anche nuove forme di razzismo. Per contro, il direttore scientifico del Museo Lombroso, Silvano Montaldo, difende l’ente e il suo operato. Sostiene infatti che il Museo Lombroso persegue semplicemente lo stesso scopo di ogni altro istituto museale, ovvero conservare la memoria di un importante pezzo di storia inserendolo nel giusto contesto. Il Museo, ad esempio, porta avanti una stretta collaborazione con le scuole, all’interno di campagne contro il razzismo: la conoscenza di ciò che è stato detto e fatto in passato, e di ciò in cui si credeva, aiuta a non reiterare gli errori e ad avere anche una maggiore consapevolezza dei tempi presenti. Quindi da una parte c’è la volontà di cancellare una pagina oscura della storia dell’antropologia italiana, dall’altra c’è quella di non dimenticare, per poter scrivere un futuro diverso.