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Mostra fotografica al Museo di Antropologia di Firenze

Anche se non sono in molti a saperlo, sono cinquant’anni ormai che si è istituito un gemellaggio tra due città tanto diverse quanto egualmente affascinanti. Da una parte c’è la culla del Rinascimento, una delle città più conosciute nel mondo del nostro Bel Paese, ovvero Firenze; dall’altra c’è la città giapponese di Kyoto, che un tempo del Giappone fu capitale, ed oggi resta una di quelle più belle e particolari. Per celebrare il cinquantesimo anniversario di questa straordinaria joint venture tra Oriente ed Occidente, ricorrenza che per l’esattezza è caduta il giorno 9 giugno 2015, si è pensato di organizzare una mostra fotografica presso il Museo di Antropologia di Firenze.

La mostra, inaugurata il 5 giugno, resterà aperta e visitabile fino al 31 luglio, e il suo titolo è “Flo-Kyo 1965-2015. Firenze e Tokyo città gemelle”. Già nel titolo si vogliono sottolineare due aspetti: il primo è quello legato al tempo, in ricordo di chi volle il gemellaggio tra i due centri urbani. Il primo ideatore fu il sindaco Giorgio La Pira, che concepì l’idea già sul finire degli anni Cinquanta, quando si respirava a livello internazionale una grande voglia di oltrepassare i confini. Quel progetto fu poi concretizzato dal successore di La Pira, Lelio Lagorio. Oggi, il filo invisibile che unisce Firenze e Kyoto è stato reso palese e palpabile da un fotografo, Massimo Pacifico. Pacifico è anche un noto giornalista, che si è fatto conoscere un po’ ovunque nel mondo per i suoi eccezionali reportage. Quando gli è stato dato l’incarico di dare vita alla mostra fotografica in oggetto, Pacifico ha pensato di mettere in pratica uno degli insegnamenti di Henry Cartier Bresson. Bresson sosteneva che una fotografia si scatta allineando l’occhio con il cuore, ma anche e soprattutto indossando scarpe comode. Così Pacifico ha vagabondato tra le vie e gli edifici delle due città trovando le somiglianze, le similitudini, ma anche le differenze. Infatti il fotografo ha detto che c’è un aspetto che salta principalmente all’occhio: a Firenze la bellezza è ovunque, eclatante, proclamata, impossibile da ignorare. Kyoto è un luogo più discreto e ovattato, dove la bellezza c’è in egual misura, ma va cercata in angoli più nascosti. Dai suoi viaggi e della sue osservazioni sono nate 100 immagini, che nell’esposizioni appaiono affiancate a due a due, affinchè il visitatore possa da solo istituire un collegamento tra la città toscana e la lontana città nipponica. Nelle istantanee sono stati raffigurati volti ed edifici, le chiese rinascimentali e i templi in legno, le carrozze e i cavalli e i risciò. Il quadro complessivo che ne appare è di uno scambio interculturale davvero molto profondo e proficuo, in una chiara dimostrazione di quanto le diversità possano avvicinare. Gli enti che hanno contribuito alla realizzazione complessiva della mostra fotografica del Museo di Antropologia di Firenze sono il Museo di Storia Naturale, nella persona del presidente Guido Chelazzi; l’Associazione culturale No Art Just Sign (Najs), che si è occupata nello specifico della realizzazione del catalogo dell’esposizione; la Biblioteca degli Uffizi; l’Airf Toscana (Associazione Italiana Reporter Fotografi); la rivista online Barnum, la cui direzione è di Massimo Pacifico. Il direttore della Biblioteca degli Uffizi, Claudio Di Benedetto, è il curatore della mostra, ed ha spiegato che il progetto espositivo è nato dalla volontà di incuriosire lo spettatore, di spingerlo ad andare oltre a ciò che e fotografie mostrano, per scoprire personalmente la ricchezza e la bellezza del mondo.