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Le launeddas ritrovate

L’antropologia è una scienza umana che indaga molteplici aspetti della vita dell’uomo, soprattutto quelli che hanno un risvolto sociale e possono servire ad illuminare certe dinamiche storiche dei popoli, aiutandoci anche ad ipotizzare una possibile evoluzione futura.

Si capisce facilmente, dunque, come la musica sia una dei settori di interesse dell’antropologia, in particolar modo la musica popolare. I momenti di aggregazione di una comunità, siano essi sacri o profani, lieti o tristi, prevedono praticamente sempre la presenza di musica che, a seconda del luogo geografico in cui ci si trova, può assumere diverse modalità di esprimersi. Alcune civiltà mettono anche a punto degli strumenti musicali propri e peculiari, che quindi finiscono per caratterizzare anche le sonorità tipiche di quel particolare consesso umano. Ad esempio, in Sardegna uno degli strumenti popolari più affascinanti  tipici che esistano sono le launeddas. La launeddas è uno strumento a fiato formato da tre canne, che richiede una particolare abilità da parte del suonatore, e che veniva usato (e viene usato ancora oggi) soprattutto in occasione delle feste tradizionali. È stata dunque una vera fortuna il ritrovamento di tre launeddas ottimamente conservate e costruite negli anni Cinquanta, avvenimento accaduto di recente e raccontato e commentato in un incontro che si è svolto a Cagliari martedì 20 dicembre presso la sede dell’Associazione Iscandula. Ma come è avvenuto questo straordinario ritrovamento? Il merito va al presidente dell’associazione, Dante Olianas, il quale ha interpreso degli studi e delle ricerche in collaborazione con il Museo Sardo di Etnologia e Antropologia dell’Università di Cagliari, finendo per rinvenire questi esemplari che ora costituiscono una preziosissima base per ulteriori studi. All’incontro in cui sono state mostrate le launeddas ritrovate erano presenti non solo Olianas ma anche Emanuele Sanna, docente di Antropologia dell’Università di Cagliari e responsabile dell’annesso Museo; Paolo Frau, assessore alla Cultura del Comune di Cagliari; Marco Melis, dottore di ricerca in Scienze Antropologiche. Quest’ultimo ha tenuto un approfondito intervento spiegando le origini delle launeddas, la modalità di funzionamento, l’importanza che hanno per comprendere fino in fondo il folklore della Sardegna. Ma l’intervento forse più interessante è stato quello tenuto da tre giovani costruttori e suonatori, Gianluca Piras, Michele Deiana e Graziano Montisci, i quali si sono preoccupati di rimettere a posto le launeddas restaurandole alla perfezione. Soprattutto, ne hanno fatto delle copie fedeli, in modo tale che potessero essere suonate. Tutto l’evento è stato molto appassionante perché non ci si è limitati a tracciare una storia e un identikit di questi strumenti così particolari, che così tanto raccontano dell’anima del popolo sardo, ma, in un certo senso, li si è resi protagonisti in tutto e per tutto. Dopo aver dialogato con gli esperti presenti, facendo congetture su chi possa essere stato a costruire queste tre launeddas ritrovate, dove, e quando, infine si è potuto infatti assistere ad un piccolo concerto. Le launeddas sono state suonate, per dimostrare quali siano le sonorità che si possono ottenere da questi particolari flauti che possono anche avere un aspetto arcaico ma dimostrano come ogni popolazione, per quanto arretrata o prova di cultura musicale, senta sempre il bisogno di accompagnare le fasi della propria esistenza con le note. Ovviamente l’intero incontro non poteva chiudersi che con un buffet sul quale sono stati allestiti tanti prodotti tipici sardi, in quanto un altro aspetto fondamentale dell’antropologia dei popoli è il modo in cui essi si nutrono.