Antropologia Milano è un sito dedicato alla disciplina che studia l'essere umano dal punto di vista sociale, culturale, evolutivo, artistico, filosofico, religioso e morfologico. Contribuisci anche tu con dibattiti sulla cultura e sulla società e commenta gli approfondimenti che vengono da noi regolarmente proposti e pubblicati.

La simbologia del falò in antropologia

L’antropologia in Italia trova moltissimi spunti di studio e riflessione circa la genesi delle comunità locali. Ci sono elementi che tornano con frequenza, che si ripropongono in modo costante anche in diverse etnie e civiltà e che aiutano a comprenderne meglio le caratteristiche.

Ad esempio, in molte cittadine italiane è ampiamente diffuso l’uso di realizzare dei falò, anche detti fochere. Si tratta di grandi roghi propiziatori che solitamente avvengono durante il passaggio da una stagione all’altra, soprattutto tra l’inverno e la primavera. Il significato simbolico della fochera è chiaro. Si brucia il vecchio, il passato, si fa piazza pulita per poter cominciare una vita nuova. Molto spesso però si ritiene che questa abitudine si leghi ad un retaggio antico, pagano: in realtà è una caratteristica propria della religiosità e si lega alle tradizioni dei santi, insieme alle processioni. Consideriamo ad esempio tre paesi del Salento: Novoli, Grottaglie e San Marzano. In questi tre piccoli centri c’è l’usanza di fare delle fochere, ma in tre diversi momenti, sempre legati alla memoria di un santo. Per Novoli si tratta di Sant’Antonio Abate, che si festeggia il giorno 17 gennaio. A Grottaglie si ricorda la figura di San Ciro il 31 gennaio, e infine il santo legato a San Marzano è San Giuseppe, la cui memoria ricorre il 19 marzo. In ognuna di queste tre ricorrenze in paese c’è l’usanza di fare un grande falò, che dunque assume un significato celebrativo in correlazione con la figura del santo che si vuole commemorare, ma che ha anche una valenza antropologica molto più forte. Ci si potrebbe chiedere infatti come sia possibile che questa tradizione così antica si sia perpetuata fino ai giorni nostri. Se essa non si è spenta nel tempo, se non è stata abbandonata nel corso degli anni, vuol dire che si lega in modo indissolubile all’identità stessa del posto e dei suoi abitanti. Il falò ha molti diversi significati simbolici: il primo è quello legato alla vita stessa, che è per sua natura fluire e quindi movimento continuo. Il fuoco è sinonimo di scorrere dell’esistenza, ed è emblematico anche che esso sia diviso in lingue che possono andare anche in direzioni differenti, proprio come ogni popolazione, prima di giungere al luogo in cui poi diventerà stanziale, prima deve percorrere un lungo cammino. Di più, ogni civiltà si forma grazie all’apporto di contributi differenti, di diverse popolazioni che confluiscono tra di loro arrivando, per l’appunto, da diverse direzioni. Il fuoco poi è passione, è amore, è ardore; il fuoco è ciò che spinge ogni singolo essere vivente a cercare di fare della propria vita un continuo andare avanti, un procedere vitale da una stagione all’altra. Infine il fuoco è anche distruzione, annientamento del vecchio per una rinascita. In passato molti personaggi “scomodi” sono stati arsi sul rogo: questo attiene a tutta un’altra sfera di significati simbolici legati alla purificazione del male, ma testimonia anche la volontà di distruggere in modo totale qualcosa che si desidera far scomparire. Ecco dunque che le fochere religiose che si svolgono a Novoli, Grottaglie, San Marzano, come anche in moltissimi altri centri italiani, stanno a significare la volontà di queste comunità di continuare a crescere e ad andare avanti, lasciando indietro e in qualche modo “annientando” ciò che di male c’è stato ma continuando a perpetuare una tradizione che parla di un’identità profonda che invece non muta e resta sempre uguale a se stessa, proprio come la fenice mitologica che rinasce dalle proprie ceneri.