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L’archivio di Ernesto de Martino: un patrimonio per l’antropologia

Ernesto De Martino (1908-1965) è stato uno dei più eminenti antropologi italiani, da molti considerato il fondatore della moderna antropologia. L’opera per la quale è rimasto più famoso fu scritta durante la Seconda Guerra Mondiale e pubblicata poco dopo, nel 1948; si intitola “il mondo magico” e pone le basi di tutta la sua successiva speculazione etnologica.

De Martino cerca di analizzare il concetto di magia da un punto di vista sociologico, studiando soprattutto il folclore e le tradizioni delle popolazioni del Sud Italia. Il suo pensiero, la sua modalità speculativa, sono faro che guida ancora oggi molti esperti del settore. Quindi si può capire quanto sia importante la notizia che è stata diffusa in questi giorni. Vittoria de Palma, che è stata la compagna di De Martino e ha anche condiviso i suoi interessi, ha firmato un accordo con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani donando l’archivio degli scritti dell’antropologo napoletano. Si tratta di ben 47 faldoni colmi delle riflessioni che De Martino fece sulle tematiche più disparate, quelle che poi ha trattato nei suoi scritti. Sono appunti, annotazioni a margine di libri, ma anche fotografie e lettere: un patrimonio di inestimabile valore che permette di poter entrare ancora più a fondo dentro al pensiero demartiniano e che costituirà una fonte inesauribile per tutti gli studiosi e i ricercatori. La cessione dell’archivio all’Istituto Treccani è avvenuto già nel mese di maggio 2017 ma è stato ufficializzato in questi giorni in quanto prossimamente verrà fisicamente portato presso la sede dell’Istituto, ovvero Palazzo Mattei di Paganica. Massimo Bray, direttore generale della Treccani, ha dato l’annuncio insieme ad Andrea Carlino dell’Université de Genève, a Giovanni Pizza dell’Università degli Studi di Perugia, a Marcello Massenzio dell’Associazione Internazionale Ernesto De Martino, a Giorgio Andreotta Calò, artista, e ovviamente a Vittoria De Palma, autrice della benemerita donazione. Bray ha detto che l’intenzione dell’Istituto che lui dirige non è semplicemente quella di conservare queste carte, ma di rendere “vivo” l’archivio di De Martino in modo che il suo pensiero, che è stato anche politico, possa tornare a far riflettere e pensare anche le generazioni attuali e future. L’attualità dell’opera speculativa di questo etnologo la si può comprendere pensando al fatto che il Padiglione Italia della 57esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia è stato chiamato come il suo libro più noto, “Mondo magico”. Cecilia Alemanni, curatrice del padiglione, ha detto di aver scelto questa denominazione proprio per sottolineare il fondamentale apporto che De Martino ha dato alla comprensione dell’anima profonda della gente d’Italia; il richiamo a lui e al suo pensiero è dunque anche un modo per valorizzare l’italianità in ogni sua sfaccettatura. Presto dunque l’archivio di De Martino sarà accessibile da parte del pubblico di studiosi che desiderano da tempo approfondire la conoscenza della sua figura e della sua personalità. Intanto si stanno già organizzando nuovi eventi volti a valorizzare il patrimonio culturale italiano, così come Ernesto De Martino aveva sempre auspicato che si facesse. In Salento, tra il 21 e il 29 giugno, si è svolto PauLAB, una serie di incontri e conferenze a cui hanno partecipato tanti appassionati del pensiero demartiniano per confrontarsi sui temi del misticismo, della superstizione e della religione. Il tema centrale che è stato affrontato è quello della “taranta” che è molto di più di un semplice ballo ma cela numerosi significati simbolici. Ernesto De Martino, insomma, con il suo insegnamento appare oggi più vivo e presente che mai.