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I resiani, i “russi d’Europa”

C’è una popolazione italiana che da sempre è nota come i “russi d’Europa”: si tratta degli abitanti della Val Resia, che si trova in provincia di Udine, in Friuli Venezia Giulia, e sembra che sia finalmente giunto il momento di scavare più a fondo la realtà che si cela dietro questa denominazione. Che il Friuli Venezia Giulia sia una regione davvero peculiare all’interno del nostro panorama nazionale non è certo una novità.

Possiede una storia e una cultura che la rendono molto diversa dal resto della penisola, e i suoi abitanti sono molto gelosi della loro identità, che difendono e che desiderano comprendere più a fondo per poterla meglio tutelare. Negli anni passati la regione ha varato e portato a termine un importante progetto che si chiama “Parco genetico del Friuli Venezia Giulia”. Lo scopo era quello di condurre un’analisi genetica su quei nuclei umani della regione che avevano palesemente dimostrato di aver avuto uno sviluppo diverso dagli altri. La finalità era quella di scoprire l’origine di certe malattie, ma anche e soprattutto di chiarire alcuni aspetti della cultura e delle tradizioni locali. Nell’ambito di questo progetto si è parlato anche della Val Resia, in quanto si è notato come gli abitanti dei due comuni di Resia e Illegio possiedano un patrimonio genetico profondamente diverso da quello delle altre popolazioni locali, per motivi ancora da definire con chiarezza. Partendo da questo risultato, si è risvegliato il desiderio di andare a fondo alla questione e cercare di scoprire un po’ di più rispetto all’origine di tali peculiarità. Questo potrebbe essere possibile grazie al gemellaggio che è stato stretto tra Resia e la città di Fryazino, che viene definita la “Silicon Valley” della Russia per via delle incredibili agevolazioni fiscali che vengono date alle imprese che decidono di trasferirsi lì. Ma Fryazino ha suscitato l’interesse del sindaco di Resia, Sergio Chinese, non tanto per questo motivo quanto più per il fatto che quando il primo cittadino di quel comune russo, Sergeev Igor Mikhailovic, venne in Italia a visitare la Val Resia rimase letteralmente a bocca aperta nel sentir parlare le persone le quali, disse, parlavano ancora come facevano i vecchi del suo paese. Il legame tra la Val Resia e la Russia dunque è qualcosa di più di una suggestione. Purtroppo la rivoluzione russa ha annullato nel Paese Sovietico gran parte delle differenze linguistiche, ma ormai l’interesse si era acceso. Chinese ricambiò la visita di Mikhailovic e da poco due ricercatori russi dell’Istituto di Etnologia e Antropologia dell’Accademia delle Scienze Russe, Stefania Zini e Nikita Khokhlov, si sono trasferiti a Resia per portare avanti delle ricerche antropologiche. Il loro intento è quello di studiare i resti umani presenti in uno dei cimiteri più antichi della valle, quello della pieve di Prato di Resia. I ricercatori catalogheranno i reperti ossei al fine di capirne esattamente i tratti somatici e di poter individuare con maggiore precisione da quale parte della Russia siano venuti. Perché in merito a questo non ci sono dubbi: già dal 600 dopo Cristo si testimoniano migrazioni di popolazioni slave nella Val Resia. D’altro canto in quel periodo le popolazioni slave stavano migrando in massa verso Costantinopoli. Una volta raccolti dei resti umani, ad esempio frammenti ossei di mascella o del cranio, i ricercatori li confronteranno con l’ampio database in possesso dell’Accademia delle Scienze. Per fare tutto questo, però, sono necessari dei fondi di ricerca più consistenti di quelli pubblici, ed è il motivo per cui l’Accademia e il Comune cercano sponsor privati.