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L’antropologia del limite teorizzata da monsignor Galatino

Come tutti gli anni, anche per il 2015 si è ripetuto il consueto appuntamento con il meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Tra le giornate del 20 e del 26 di agosto si sono susseguiti incontri, conferenze, momenti di riflessione, che sono partiti da una frase del poeta Mario Luzi “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?”.

Questa espressione ha infatti offerto lo spunto per approfondimenti ragionati circa la realtà contemporanea, e i molti problemi che essa presenta alla Chiesa e alle organizzazioni istituzionali. Proprio dall’enunciato di Luzi ha preso l’avvio l’intervento del presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), monsignor Nunzio Galatino, che ha voluto interpretarlo in senso antropologico. Monsignor Galatino ha effettuato il suo intervento il giorno 21 agosto, intitolandolo “Il senso del limite umano e il fascino delle frontiere”. Si capisce facilmente come quindi il fulcro della sua riflessione sia stato il fenomeno dell’immigrazione, che ogni giorno provoca nuove vittime e soprattutto ha stimolato un intenso confronto tra posizioni differenti. Lo stesso relatore si è trovato al centro di accese polemiche a sfondo politico, soprattutto nei confronti del leader della Lega Nord Matteo Salvini, con il quale ha avuto uno scambio di battute circa la necessità di prestare soccorso a chi chiede rifugio e protezione, vivendo appunto il limite come ricchezza, e non come minaccia. Il senso del termine “limite”, infatti, come si è potuto dedurre dalla disamina filosofico-antropologica di monsignor Galatino, non è soltanto quello fisico del “limen” latino, del confine che separa nazioni e popoli e culture; ma è anche morale, ovvero indica le limitazioni che ognuno di noi possiede. In un certo senso, il religioso ha ripreso proprio le parole di Gesù Cristo nel Vangelo, quando questi spiegava che la Chiesa che intendeva fondare doveva aiutare i piccoli, gli ultimi, i reietti e i derelitti. Questa è la vocazione più profonda della Chiesa Cattolica, troppo spesso dimenticata: il limite è dunque quello insito nella stessa natura umana, che è fragile e insicura. Accettare il limite, però, non vuol dire accontentarsi, fermarsi senza cercare di migliorare se stessi e la società; ma significa capire che il progresso e la crescita non sempre sono, di per sé, positivi, non se per ottenerli si passa sopra ai diritti umani, o soprattutto se si creano delle profonde diseguaglianze sociali, che sono il nucleo da cui nascono razzismo, intolleranza, paura del diverso. Chi si arrocca sui propri diritti, dimenticando quelli del fratello più povero, contribuisce a creare un mondo in cui si utilizzano due pesi e due misure: e un mondo così non ha futuro. In linea con l’intervento di monsignor Galatino è stato anche quello di Rula Ghani, first lady della Repubblica islamica dell'Afghanistan. Rula Ghani si è incontrata con Agnese Renzi ed ha poi parlato senza mezzi termini della necessità, da parte del popolo europeo, di trattare in modo umano tutti coloro che fuggono dai propri Paesi. I rifugiati che si rivolgono ad altri lidi lo fanno perché fuggono da guerra e miseria, provengono cioè da realtà terribili e difficilmente immaginabili da chi vive nel benessere. Ciò di cui hanno bisogno, ancora prima di aiuto materiale, è la speranza di una nuova possibilità di vita. Su questo stesso tono, infine, anche le parole del Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha spiegato come aiutare i paesi poveri ad incrementare la propria produzione agricola sia un dovere per i paesi sviluppati, e rappresenti una delle modalità più facilmente percorribili per eliminare la piaga della fame nel mondo.