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Nuovi fossili di Homo floresiensis ritrovati sull’isola di Flores

Le indagini circa il passato remoto della specie umana vanno avanti grazie ai sempre nuovi ritrovamenti che gli scienziati riescono ad effettuate, e si fanno sempre più appassionanti. Capita non di rado, infatti, che le ipotesi già strutturate, e le conclusioni a cui si era già giunti, debbano essere rimesse in discussione alla luce di nuovi resti fossili che costringono i ricercatori a buttare in aria tutto il loro castello di congetture.

Al contrario, in alcuni casi tali ritrovamenti possono avvalorare le tesi precedenti, e magari fornire nuovi elementi per ricostruire in modo completo l’albero genealogico di ognuno di noi. All’inizio degli anni duemila sulla piccola isola di Flores, che appartiene all’Indonesia, vennero rinvenuti i resti di alcuni ominidi che dimostrarono di non appartenere a nessuna delle classificazioni fino a quel momento stipulate dagli scienziati. A questi progenitori sconosciuti fu dato il nome di Homo floresiensis, ma da subito furono anche affettuosamente denominati “antenati degli Hobbit”. Gli hobbit sono una popolazione inventata dallo scrittore britannico J.R.R.Tolkien, che li descrisse dapprima in una favola che si intitola appunto “Lo Hobbit” e che in seguito li rese protagonisti del suo romanzo più noto, “Il Signore degli Anelli”. Gli hobbit vengono descritti come uomini molto piccoli: non nani, perché in tutto e per tutto proporzionati, solo molto più bassi della “gente alta”. L’Homo floresiensis sembra quasi fornire una base scientifica alla fantasia dello scrittore: pare infatti che si trattasse di una popolazione di dimensioni molto ridotte, tanto che all’inizio si pensava che i fossili rinvenuti appartenessero solo a dei soggetti di Homo erectus ammalati di nanismo o di qualche patologia simile che ne aveva impedito un corretto sviluppo.

Ora però si sono aggiunti nuovi affascinanti particolari a questa storia antica. Sull’isola di Flores sono stati infatti recentemente rinvenuti ulteriori prove dell’esistenza dell’Homo floresiensis, in un sito diverso dal precedente: non più a Liang Bua ma a Mata Menge. Di nuovo i ritrovamenti effettuato confermano le piccole dimensioni di questi ominidi; ciò che è maggiormente stupefacente però è la loro datazione. L’Homo floresiensis era stato datato a 50 mila anni fa, mentre i nuovi reperti risalgono a ben 700 mila anni fa. Questo vuol dire che questa specie era molto più antica di quanto non si sia creduto fino a questo momento, e ciò ha portato anche ad altre conclusioni. L’Homo floresiensis di Mata Menge presenta le stesse caratteristiche morfologiche di quello di Liang Bua, ovvero anche lui era piuttosto minuto sia come circonferenza cranica che come altezza complessiva dello scheletro. Questo conferma il fatto che non si è di fronte a soggetti afflitti da patologie di qualche genere, ma di un ceppo di ominidi che si è formato, di generazione in generazione, sui presupposti delle piccole dimensioni. Secondo gli scienziati ciò potrebbe legarsi al fatto che l’Homo floresiensis viveva su un’isola: la sua evoluzione dunque ha cercato di modellare la sua struttura fisica sulla necessità d sopravvivere in un ambiente ristretto e con risorse limitate. Sono state avanzate anche altre ipotesi ma al momento questa resta quella più verosimile per quanto sia ancora tutta da verificare. A tale scopo ora gli studiosi cercano altre prove, ovvero altri resti fossili che possano fornire ulteriori elementi. In ogni caso, pare ormai assodato che una volta di più la realtà ha superato la fantasia: gli hobbit sono davvero esistiti, e appartengono alla folta schiera dei nostri progenitori più remoti.