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Antropologia: il fenomeno della razza in USA

Negli Stati Uniti la questione della razza si situa, in sostanza, in una dicotomia principale, quella dei bianchi e dei neri. Questi fa sì che un fatto antropologicamente complesso venga considerato in termini semplici, o, meglio, eccessivamente semplificati.

Ad esempio, negli Stati Uniti, le vittime degli omicidi vengono specificate in quanto neri sette volte di più rispetto ai bianchi. Anche i bambini deceduti vengono specificati in quanto neri una volta e mezzo di più rispetto a quelli bianchi, il cui colore non viene specificato. Lo stesso dicasi nei casi di omicidio. Questo vuole dire che negli Stati Uniti si presenta un problema di tipo antropologico, questo perché i medesimi fenomeni vengono etichettati in modo differente a seconda dei casi, a seconda che ci sia un individuo di colore bianco, o un individuo di colore nero. In questo modo la percezione che qualcosa di negativo accada in misura maggiore nei casi di pelle nera rispetto a quelli di pelle bianca è un dato di fatto e si tratta, in buona sostanza, di una eredità giunta dal passato, la quale colloca il negativo in una zona precisa del campo antropologico. Ciò equivale dire che un retaggio errato continua a rendere falsato un dato che, in buona sostanza, dovrebbe prescindere dalle questioni di razza. Il fatto di cronaca, infatti, per quanto possa essere studiato e analizzato nel dettaglio sotto l'aspetto antropologico, rimane un fatto che non implica una giustezza di riferimento in termini teorici deduttivi, e neanche induttivi. Si tratta unicamente di una creazione determinata da una specifica cultura, la quale si trova nella posizione di rintracciare le istanze da lei richieste in modo netto e inequivocabile, ma al tempo stesso attraverso una falsificazione innanzitutto umana, e poi, successivamente anche antropologica ed etnografica. Si tratta, in ultimo, di un problema sociale. In questo caso si rende dunque necessario comprendere se questo genere di problema possa essere affrontato antropologicamente, o dall'antropologia nel suo complesso, alla luce del fatto che potrebbe risultare ostica una sistematizzazione dell'ambito che prescinda dalla possibilità di non evocare questi fenomeni in quanto non consoni o ampiamente errati, alla luce della loro inequivocabile insensatezza sotto l'aspetto meramente pratico e ricostruttivo. Pertanto, la possibilità che possa esistere un genere di giustificazione antropologica in queste false deduzione rimane dunque erronea, così come rimane erronea la percezione del pubblico nei confronti dello strumento cronaca, una delle attività scaturite dalla mente umana allo scopo di informare, ma sempre secondo un punto di vista predeterminato, e sovente sbagliato, il pubblico. In questo caso l'antropologia ha poco spazio di indagine, se non quello relativo alla constatazione del fatto, e nulla toglie che questo potrebbe coinvolgere l'interno apparato fenomenologico e scientifico. Il caso rimane sociale, e attribuibile unicamente alla competenza della sociologia, la quale potrebbe analizzare l'argomento per quelle che sono le cause specificamente sociali. Si tratta di retaggi erronei portati avanti nei secoli bui dei diritti civili negli Stati Uniti e che ora non posseggono un'alta percentuale di intenzionalità, ma risultano essere soprattutto degli strascichi. Strascichi che vanno a influire, in ogni caso, su quella che è una nazione che, sotto l'aspetto sociale, più che sotto quello antropologico, rimane deficitaria nei confronti di un aumento dei diritti di uguaglianza.