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Crisi della famiglia: motivi antropologici più che economici

La crisi economica che sta attanagliando l’Occidente tutto, l’Italia in primis, ha avuto tante conseguenze anche in campi differenti rispetto alla sola economia. Soprattutto, sembra aver portato ad una lettura unilaterale degli eventi, come se la maggior parte di ciò che si verifica a livello antropologico nella società contemporanea possa spiegarsi solo e soltanto con le difficoltà di acquisto che vivono le famiglie.

In realtà le cose stanno un po’ diversamente, e un esempio su tutti può far comprendere quanto invece sia necessario munirsi anche di altre chiavi di lettura per leggere il presente (e, di conseguenza, poter trovare una soluzione ai problemi che ci affliggono). Si potrebbe parlare, ad esempio, della tanto conclamata crisi della famiglia tradizionale. Non si vuole qui entrare nel merito della validità o meno di riconoscere coppie che esulino dal tradizionale rapporto uomo-donna, ma riflettere sui dati che dimostrano come la natalità, e il numero dei matrimoni (tanto religiosi che civili) siano in continuo calo nel nostro Paese, ed anche in altri paesi europei dove la crisi economica si fa sentire in modo meno virulento. In Italia la situazione non è rosea, e la motivazione ufficiale viene identificata in una politica che non aiuta le famiglie dal punto di vista fiscale ed economico , non incentivando dunque i giovani a crearsi una propria autonomia e a diventare genitori. L’aspetto fiscale è sicuramente presente, ma da solo non potrebbe giustificare la profonda sfiducia che evidentemente la popolazione italiana prova nei confronti dell’istituto matrimoniale. Non a caso, il numero delle unioni è calato dopo il 1974, anno nel quale venne legalizzato il divorzio. A livello europeo le cose non sono molto diverse. In Francia, il tasso di natalità oscilla intorno all’1,9 percentuale. Questo dato inoltre si deve soprattutto alla presenza di cittadini francesi che però hanno un’altra nazionalità, anche se dalle statistiche questo non è facilmente rilevabile. In Germania, una delle nazioni più solide nel Vecchio Continente dal punto di vista del reddito pro capite, il tasso di natalità scende addirittura all’1,3%, nonostante in questo caso lo Stato dia sostanziosi contributi alle famiglia. Le notizie più singolari vengono dalla Finlandia. Come è noto i Paesi del Nord Europa sono considerati tra i più civilizzati, ed anche tra quelli che possiedono un tenore di vita più elevato. In Finlandia, ad esempio, ogni neo mamma non riceve solo incentivi economici dallo Stato, ma addirittura un vero e proprio cadeau contenente molti oggetti di cui il nascituro potrebbe avere bisogno, come calzini, lenzuola e accessori per l’igiene personale. Ebbene, nonostante ciò, in questa nazione si calcola un costante calo delle nascite: si è passati dai 10,8 nuovi nati ogni 1.000 abitanti del 2001 ai 10,45 del 2006 fino ai 10,36 del 2012. Tutto questo, insomma, aiuta a riflettere sul fatto che la mancanza di volontà da parte delle persone di mettere su famiglia e di procreare si può legare solo in minima parte a problematiche di tipo economico. Un altro dato può aiutare a capire ancora meglio questo concetto, e stavolta riguarda l’Italia. Si è notato infatti, negli ultimi anni, che soprattutto al Sud e nelle isole i giovani hanno la propensione a sposarsi e fare figli, mentre questa tendenza è nettamente meno definita al Nord. Eppure, è noto come il settentrione della penisola viva condizioni economiche più floride rispetto al meridione. Dunque, tutto considerato, il punto non è il denaro che si ha a disposizione: la crisi della famiglia trova le sue origini in motivazioni di tipo antropologico. Lo Stato italiano non deve aiutare solo da un punto di vista fiscale chi desidera sposarsi, ma deve mettere in atto anche pratiche che riportino ad una diversa considerazione della vita in comunità, riscoprendo il peso dei valori tradizionali anche nell’ottica di un futuro migliore.