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Convegno Nazionale di Antropologia Applicata a Prato

Tra il 17 e il 19 dicembre 2015 a Prato si è svolto un evento molto importante per tutti coloro che si occupano di antropologia, sia a livello professionale e accademico che per puro interesse. Infatti, presso il polo universitario di questa importante città toscana si è svolta una tre giorni di studi, convegni e workshop che hanno animato il terzo Convegno Nazionale di Antropologia Applicata.

Si è trattato di un evento incentrato soprattutto sulla contemporaneità, sull’apporto che la scienza antropologica può dare oggi alla società. Il Convegno è stato patrocinato dalla Regione Toscana e dal Comune di Prato, ed è stato organizzato in cooperazione da IRIS e SIAA. L’IRIS è un istituto di ricerca nato nel 1990 e da subito, per vocazione, si è occupato di creare una rete di relazioni multidisciplinari per favorire studi e scambi culturali. La SIAA è la Società Italiana di Antropologia Applicata, associazione nata piuttosto di recente, nel 2013, ed è attualmente presieduta dal professor Bruno Riccio. La SIAA si prefigge come scopo quello di mostrare il profondo rapporto esistente tra antropologia ed etnologia, mostrando soprattutto l’efficacia di queste due discipline nel fornire le chiavi di lettura necessarie per leggere il presente e le evoluzioni storiche dell’uomo e dell’ambiente. Il Convegno voluto da queste due realtà ha dunque indagato in modo approfondito svariati aspetti che si legano non solo all’antropologia in quanto tale, ma soprattutto ai suoi rapporti con il mondo circostante e con altri ambiti di studio. I nomi intervenuti nella tre giorni di studi sono stati numerosi, e tutti appartenenti ai migliori ricercatori, dottori e professori in materie giuridiche ed economiche, oltre che prettamente antropologiche. Nella prima giornata, il 17 dicembre, ad aprire i lavori è stato Ralph Grillo, professore emerito di Antropologia Sociale presso l’Università del Sussex, che ha tenuto il suo intervento dal titolo “Anthropologists Engaged with the Law (and Lawyers)”, che si è dunque occupato dei rapporti tra antropologia e legge. A seguire si sono svolte due tavole rotonde, attorno alle quali è ruotato un po’ tutto l’evento, poiché si sono occupate di due tematiche considerate centrali e fondamentali per lo sviluppo del convegno. La prima è stata presieduta da Leonardo Piasere, professore ordinario dell’Università di Verona, assieme al neuroscienziato Salvatore Maria Aglioti ed all’economista Mario Biggeri. Il tema trattato è stato quello, molto sentito dalla comunità scientifica, della necessità di firmare gli studi antropologici condotti in equipe, e le modalità con cui l’apporto di ognuno degli studiosi possa essere evidenziato in un lavoro collettivo. L’argomento dunque si lega da una parte alle discipline giuridiche, e ha analizzato il legame e il contributo che possono dare alle questioni antropologiche e soprattutto allo sviluppo degli studi in questo settore. La seconda tavola rotonda è stata portata avanti da Amalia Signorelli, Marco Aime ed Adriano Favole., tre nomi molto noti e stimati dell’antropologia italiana. Loro si sono occupati di un altro aspetto molto dibattuto, ovvero sulla modalità più adeguata per la comunicazione dei contenuti. Il titolo della tavola rotonda infatti era “Sfide, vincoli e opportunità della comunicazione in antropologia”, e si può facilmente intuire come questo argomento abbia dato vita ad un dibattito piuttosto animato, visto che viviamo in quella che viene definita “la società dell’immagine”, e che le modalità di comunicazione non solo si sono moltiplicate, ma sono diventate sempre più importanti. I partecipanti al convegno sono stati molti e gli interventi effettuati, oltre che i materiali utilizzati, altrettanto numerosi. A conclusione dei lavori quindi c’è stata massima soddisfazione da parte di Massimo Bressan dell’IRIS e Roberta Bonetti dell’Università di Bologna, nonchè vice presidente SIAA, che sono stati i responsabili scientifici, promotori ed organizzatori del Convegno.