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Il rispetto verso una materia di studio: il codice etico dei San

L’antropologia è una scienza molto delicata per via della materia di cui si occupa, che è la natura umana, la sua evoluzione, le abitudini delle comunità. Per questo deve osservare dei codici comportamentali molto rigidi e precisi, al fine di non andare a turbare quelli che sono gli oggetti dei suoi studi.

Non sempre però questo accade, vuoi per scarsa conoscenza di usi e costumi, vuoi per superficialità. Così accade spesso che delle comunità decidano di darsi dei “codici etici”, documenti che non hanno valore legale ma che costituiscono un vincolo tra studiosi e studiati molto forte, tale che violarlo potrebbe essere estremamente deleterio per i fini dello studio stesso. L’ultimo episodio del genere, in ordine di tempo, è avvenuto a proposito di una popolazione che vive in Sud Africa e che da sempre è sotto lo sguardo attento degli antropologi per via del fatto che hanno abitudini di vita molto simili a quelle dei nostri più antichi antenati. Infatti vivono ancora di caccia, raccogliendo le erbe commestibili che crescono in modo spontaneo. Si tratta dei San, il cui nome esatto è !khoi San, i quali sono noti anche per un’altra peculiarità. Nel loro linguaggio usano ciò che in linguistica viene definito “click”, vale a dire uno schiocco della lingua che, se opportunamente inserito nella conversazione, serve a cambiare il significato di determinate parole. Da anni dunque i San sono stati fatti oggetto di ricerche scientifiche, ma nel 2010 quella pubblicata sulla rivista “Nature” ha sollevato una ridda di polemiche. I capofamiglia, persone che sono ancora profondamente legate allo stile di vita San, hanno ritenuto lo studio “offensivo” per via di alcuni termini che sono stati usati al suo interno (tra i quali, ad esempio, “bushmen”, ovvero “boscimani”) e per i toni in generale che sono stati assunti. Lo studio era relativo alle sequenze dei geni nel DNA dei San. A seguito di questa pubblicazione anche i San, come ad esempio hanno fatto anche alcune popolazioni dell’Australia e del Canada, hanno deciso di stilare un codice etico. La compilazione del documento è stata affidata al South African San Institute e, come dicevamo in precedenza, non pone dei vincoli a livello legale, ma morale. D’ora in poi gli studiosi che vorranno occuparsi dei San con il loro consenso circa la pubblicazione degli studi dovranno attenersi scrupolosamente a tale codice. Al suo interno sono elencate alcune regole ben precise, tra le quali l’obbligo a sottoporre i risultati degli studi ad un consiglio che dovrà dare la sua approvazione per la pubblicazione, e la necessità anche di concordare le modalità di utilizzo e divulgazione dei dati raccolti. Non sarà possibile cioè usare i risultati degli studi per scopi diversi da quelli dichiarati al consiglio. Nel documento ci sono diversi paragrafi, che esplicano i concetti-guida da cui il codice è animato: rispetto, onestà, giustizia e imparzialità, attenzione e scrupolosa attinenza alle linee imposte. In conclusione, si dice che le linee guida date dai San sono la “porta” attraverso la quale agli studiosi è permesso di entrare nel loro mondo, nella loro comunità, nel loro stile di vita. È quindi necessario che chi desidera approcciare i loro costumi entri dalla porta, e non dalla finestra, per essere il benvenuto. Il codice etico dei San è stato approvato in Sudafrica, il prossimo passo sarà quello di farlo approvare anche in Namibia e Botswana.