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Antropologia e cucina

Il binomio antropologia e cucina può forse sembrare curioso in altre parti del mondo, ma non certo in Italia. Nel nostro Paese la cultura culinaria si fonde in modo talmente inscindibile con la cultura in generale che non si può parlare di un’etnia, di una regione, di una popolazione, senza parlare dei suoi prodotti e piatti tipici.

“Dimmi come mangi e ti dirò chi sei”, d’altro canto, è un detto universalmente enunciato, e se questo è vero per quel che riguarda il singolo individuo, ancor più valido appare se si parla di una comunità che ha radici comuni e che riesce a ritrovarle molto spesso proprio nel momento in cui si siede a tavola. In Italia c’è uno studioso che ha dedicato gran parte della sua esistenza al recupero delle tradizioni di una regione ben specifica, la Calabria, e in generale alla ricostruzione delle radici profondo degli usi e costumi del meridione d’Italia. Si tratta di Ettore Castagna, che in particolar modo ha appuntato la sua attenzione sulla danza e la musica calabresi, creando dei gruppi folkloristici, “Re Niliu”, “Nistanimera” e “Antiche Ferrovie Calabro-Lucane”, che cercano di non far spegnere le antiche tradizioni musicali. Castagna è un antropologo, oltre che musicista e professore, e per sabato 3 dicembre ha deciso di dare vita ad un incontro che avrà luogo a Milano e che racconterà un altro aspetto della cultura calabrese, ovvero la cucina (per quanto è previsto che vi siano anche dei momenti musicali). Come dicevamo all’inizio, infatti, non si può parlare di etnoantropologia di una comunità se non se ne raccontano anche le abitudini culinarie, e la Calabria da questo punto di vista presenta moltissime usanze e ricette tipiche che raccontano anche il modo di pensare degli abitanti di questa regione. La prima particolarità dell’incontro proposto da Castagna, che non si può definire solo una semplice lezione di antropologia ma che si potrebbe dire piuttosto un laboratorio interattivo a tutti gli effetti,è che bisogna presentarsi con una ben specifica dotazione di base. Ogni partecipante infatti dovrà portare con se un tagliere di legno di discrete dimensioni, un coltello e una forchetta, un mestolo, una ciotola che abbia la capienza di un kg, degli strofinacci e un grembiule da cucina. Inoltre è raccomandato anche di vestirsi in modo da stare piuttosto comodi. In sostanza, la lezione di Castagna unirà antropologia e cucina anche all’atto pratico. Al termine infatti ci sarà una cena durante la quale verranno serviti i piatti preparati dagli stessi partecipanti alla lezione che si intitola “L’antropologia in cucina – Dal simbolo alla degustazione”. Infatti il tema che verrà affrontato è proprio quello della simbologia che si cela dietro ad alcune delle ricette più tipicamente calabresi, quale quella dei “pruppetti alla catanzarisa” e delle “cordelle”. Le cordelle sono un tipo di pasta molto antica, antecedente ai maccheroni, fatta con farina di segale e dalla particolare forma ritorta che, insegna Castagna, ha una spiagazione ben precisa che si lega alla religiosità. Ancor più singolare è la storia dei pruppetti, polpette fritte che venivano preparate nel periodo di Carnevale ed hanno un forte legame con la morte e le realtà più viscerali del corpo umano. Dopo averne parlato, questi piatti verranno anche preparati e serviti in tavola: il corso è riservato a non più di 15 persone ma alla cena potrà intervenire chi vuole, e in seguito potrà anche partecipare alla serata danzante che verrà animata dallo stesso Castagna con altri musicisti e cantori che intoneranno musiche tradizionali calabresi.