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Antropologia della comunicazione. Interazione, linguaggi, narrazioni.

Nel trascorrere della vita quotidiana, tra un impegno e l’altro, non ci si sofferma spesso a pensare a quali siano le conseguenze più importanti che gli enormi cambiamenti tecnologici che abbiamo vissuto nell’arco degli ultimi anni hanno portato nel nostro modo di relazionarci con gli altri. In un lasso di tempo molto breve le possibilità di interazione tra persone anche molto distanti tra di loro è cambiato in modo radicale.

Il diffondersi sempre più ampio dell’uso di computer, ma soprattutto smartphone e cellulari, ci rende infatti oggi possibile entrare in contatto con soggetti, conosciuti o anche del tutto ignoti, che vivono a molti chilometri di distanza da noi. Questo significa che oggi è possibile mettere in comunicazione idee, modalità di pensiero ed espressioni, verbali o non, molto diverse tra di loro, che in passato non avrebbero mai avuto modo o ragione di incontrarsi. A questo si aggiunga il fatto che in Europa i flussi migratori hanno condotto centinaia di migliaia di persone che vengono da culture anche radicalmente diverse da quella occidentale, e che la convivenza forzata ha condotto ad un incontro-scontro tra queste differenti civiltà. Come si diceva, non è semplice trovare il modo e il tempo di riflettere su tutto questo, ma farlo è indispensabile per avere una chiave di lettura e soprattutto un’indicazione sulla strada migliore di seguire affinchè questo eccesso di comunicatività non si trasformi nel suo esatto opposto, ovvero in una chiusura e in un isolamento sempre maggiore dei singoli soggetti.

Questo tipo di anamnesi può essere portata avanti solo dall’antropologia, e infatti se ne sono occupati due bravi antropologi italiani: Angela Biscaldi, ricercatrice in antropologia culturale alla Statale di Milano e Vincenzo Matera, docente di antropologia culturale alla Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. La Biscaldi e Matera hanno pubblicato un libro, editato da Carocci, che si intitola “Antropologia della comunicazione. Interazione, linguaggi, narrazioni”. Il libro si pone l’obiettivo di analizzare le forme che la comunicazione ha assunto nella società contemporanea, e lo fa partendo da lontano, ovvero analizzando in primis il concetto stesso di comunicazione, il modo in cui è nato praticamente insieme al genere umano, e il significato anche simbolico che esso ha assunto nel corso dei secoli e nel trascorrere della storia dell’umanità. Poste dunque le basi di partenza, i due studiosi passano a parlare del rapporto che esiste tra il linguaggio e la società. Le forme in cui si struttura una società infatti si ripercuotono inevitabilmente sugli stilemi comunicativi che adotta, e che servono affinchè ogni individuo possa far conoscere agli altri la sua visione del mondo, la sua identità.

A seguire si passa all’analisi della scrittura, del modo in cui la comunicazione quindi si esprime anche in forma non verbale, e di come la scrittura sia cambiata in relazione alle nuove tecnologie, diventando più veloce e immediata. Il pericolo che i due antropologi riscontrano nelle moderne modalità di comunicazione, qualora non adeguatamente comprese attraverso un’attenta speculazione e un’azione didattica rivolta specie ai più giovani, è che le disuguaglianze sociali vengano espresse anche attraverso le parole e la scrittura. Imparare a comunicare in modo adeguato significa anche muoversi in modo più consapevole in un mondo interculturale e multirazziale, dove le profonde differenze che esistono tra i soggetti possono essere superate solo in virtù di una chiarezza dei linguaggi e dei codici utilizzati.