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L'antropologia dell'arte anglosassone

Il settore disciplinare artistico-antropologico è un campo di recente formazione. Nonostante gli studi affini si collochino agli inizi di entrambe le discipline distinte, fino a ora tale campo di ricerca ha conosciuto una evoluzione sporadica, marginale, rarefatta, in modo particolare a causa di fini di studio che andavano a rintracciarsi o troppo da un alto o dall'altro degli ambiti tematici.

L'abbrivio vero e proprio della disciplina avviene fra il XIX e il XX secolo. Durante tale periodo, per quanto concerne l'ambito delle nuove discipline correlate all'antropologia, si rintraccia un chiaro scambio di nozioni fra il settore antropologico e quello museografico. È infatti significativo il numero di antropologi che istituiscono importanti permanenti, tra cui si possono annoverare il museo di Berlino, l'American Bureau of Ethnology, il Pitt Rivers Museum, il British Museum, il Peabody Museum, e lo Smithsonian, soffermandoci alle aree anglofone. L'approccio anglosassone porta alla comparazione di differenti società e diversi tempi storici. Il piano realizzato a Oxford, presso il Pitt Rivers Museum, ad esempio, è un ottimo rappresentate di un metodo incentrato sulla classificazione dei reperti esotici in quanto strumenti di comprensione delle gerarchie mentali e delle uguaglianze sottese nel pensiero occidentale. Attraverso i diversi utilizzi associati i reperti vengono annoverati nelle analisi concernenti l'evoluzione operate da Fraser e Tylor, in quanto segno chiarificatore del cambiamento delle condizioni fisiologiche che ha portato a una diversificazione sostanziale sul piano sociale nel corso dei secoli. All'incirca nel medesimo periodo ricerche antropologiche direttamente correlabili alla museografia sono realizzate, in America, da Boas. Ma, al contrario di ciò che avviene nel Regno Unito, il focus del suo studio si incentra sugli oggetti e le loro fattezze, e quanto queste possano influire nella modificazione dei rapporti tra soggetti di differente posizione sociale. Secondo lo studioso statunitense esistono due concetti che rappresentano l'asse portante di queste analisi: la diversificazione delle strutture culturali e sociali, e la complementarietà delle strutture psichiche nell'uomo. Questo porta il ricercatore a confrontarsi con veemenza e anche un certa iconoclastia in direzione delle teorie legate all'evoluzionismo, sottolineando, nello specifico, che il giungere al figurativo passando dall'astratto sia una pratica bilaterale, quando non frammista. A inizio 1900, in America e in Inghilterra, si comincia a generare un allontanamento fra la pratica antropologica pura e la pratica museografica. Presso i due paesi si registra una graduale emancipazione da un tipo di analisi incentrato sulle pratiche museografiche e gli archivi esistenti a spedizioni sul luogo, per una più approfondita e diretta indagine dei fenomeni. Non esistono pregiudizi riguardo alla non utilità di questa pratica per il mutamento delle attività di ricerca in questa direzione, ma, per quanto concerne il suolo inglese, tale genere di spostamento dell'obiettivo d'indagine della disciplina causa un radicale cambiamento per quel che riguarda le attività di studio, causando un reindirizzamento delle ricerche su base funzionalistica, piuttosto che oggettuale. Fino ai '60 l'indagine su tali fattori verrà associata alla vecchia pratica museale, alla luce del fatto che i risultati verranno considerati legati a quella teoria evoluzionistica così strenuamente osteggiata nel corso degli anni precedenti. In America la situazione appare, in parte, differente, anche se in ultimo si andrà a risolvere nel medesimo modo. I molti studi prodotti, infatti, andranno a caratterizzarsi per un ritorno all'evoluzionismo.