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Nasce l’Anpia, associazione nazionale degli antropologi

Fino ad oggi in Italia chi esercitava la professione dell’antropologo non aveva un riconoscimento ufficiale, a parte il suo titolo di studio: non esisteva cioè un’associazione di categoria sotto la cui egida tutti coloro che potevano fregiarsi del titolo di antropologo potessero riunirsi.

Se però in passato nessuno aveva sentito la mancanza di una realtà simile, poiché il percorso quasi obbligato che un laureato di antropologia doveva seguire consisteva nel dedicarsi all’insegnamento accademico, oggi le cose sono notevolmente cambiate. Chi studia antropologia infatti sa bene quanto questa disciplina sia utile in moltissimi ambiti, poiché essa fornisce le armi per comprendere meglio la realtà contemporanea che è diventata multiforme e molto complessa. Basti pensare agli antropologi che lavorano in cooperazione con i centri di accoglienza dei migranti, o che collaborano con aziende ed imprese a vario titolo. È così dunque che si è iniziata a sentire l’esigenza di creare una sorta di ordine professionale, non dissimile a quelli che riuniscono medici o avvocati, che potesse dare agli antropologi un luogo in cui confrontarsi, e potesse soprattutto aiutarli ad assumere un’identità più precisa nei confronti della società. Lo spunto è arrivato dal DDL n. 3270, “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, e dalla successiva legge 14 gennaio 2013, n.4, che disciplina le professioni non regolamentate. Nel 2013 anche l’antropologia è stata inclusa all’interno di queste norme, che hanno la finalità di garantire a quelle professioni che fino a d ora non avevano un Ordine di appartenenza una nuova identità giuridica, volta sia a tutelare i professionisti che coloro i quali intendano avvalersi dei loro servizi. I rappresentanti delle principali associazioni scientifiche di antropologia, tra cui l’Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi Culturali (ANUAC) e la Società Italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA), si sono subito messi in movimento per riuscire a creare un ordine che riunisse tutti gli antropologi italiani, e i loro sforzi sono confluiti nell’assemblea del 9 novembre 2013 di Torino. In questa sede infatti sono state costituite delle commissioni che hanno avuto il compito di mettere a punto tutti i documenti necessari al MISE, Ministero dello Sviluppo Economico, per il riconoscimento di un ordine professionale dedicato agli antropologi. Nello specifico i documenti necessari erano: statuto, codice deontologico e infine definizione dei profili professionali; un capitolo a parte è stato aperto per coloro che lavorano nell’ambito museale, di cui si è occupato nello specifico SIMBDEA. Così si sono poste le basi per la creazione dell’ANPIA (Associazione Nazionale Professionale di Antropologia Italiana) il cui scopo consiste nel valorizzare e tutelare le metodologie di studio dell’antropologia contemporanea nei confronti della società. Dopo due anni infine nel febbraio 2016 si è giunti alla fondazione definitiva dell’ANPIA, che avrà sede nella città di Bologna e che per il momento è retta da un consiglio direttivo transitorio. L’atto che ha sancito ufficialmente la nascita di ANPIA è stata una riunione, che si è svolta proprio a Bologna, a cui hanno preso parte il comitato promotore, composto da Francesco Zanotelli, Ivan Severi, Elisabetta Capelli, Caterina di Pasquale, e i cinquantacinque soci fondatori. Tutti insieme questi professionisti hanno approvato lo Statuto e il Codice Deontologico dell’Associazione messi a punto nei mesi passati, e si sono impegnati, per quelli a venire, a fare il possibile affinchè il MISE accrediti questa neonata realtà. Il presidente dell’ANPIA è Ivan Severi, il quale ha ribadito l’importanza della costituzione di un’associazione di categoria per gli antropologi, il cui lavoro è molto mutato negli ultimi decenni, che sentono quindi la necessità di acquisire un’identità più netta che consenta loro di svolgere al meglio il proprio lavoro.